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lunedì 21 Settembre 2026 Facebook

Putin occulta i morti, Trump lo legittima: al voto Russia e Usa cambiano gli equilibri globali

Mentre il Cremlino tenta di occultare le spaventose perdite della guerra in Ucraina (stimati tra 325mila e 450mila morti), la Russia si avvicina al bivio elettorale del 20 settembre. L'analisi sugli errori strategici di Donald Trump: il vertice di Anchorage ha restituito fiato all'economia di Putin e compattato i Brics, spingendo involontariamente l'Europa verso l'integrazione.

di Angelo Mattone 6 min di lettura
Putin occulta i morti, Trump lo legittima: al voto Russia e Usa cambiano gli equilibri globali

In questi giorni, assicurano fonti attendibili, al Cremlino è in atto l’occultamento dei numeri riguardanti i poveri soldati uccisi nella guerra lunga e logorante, scatenata da Putin contro l’Ucraina, il 24 febbraio 2022. Dal despota russo definita operazione militare, costata finora alla nazione, qualcosa come una cifra ricompresa tra 325.000 e 450.000 morti con cifre totali, secondo fonti vaticane, di feriti, dispersi, deceduti pari a 1,2 milioni di individui.
All’atto di smentire le perdite al Cremlino adottano le tecniche di depistaggio, di antico retaggio, in uso al disciolto Kgb, il servizio segreto sovietico del quale Vladimir Putin era uno degli ufficiali di collegamento, sostanzialmente un tenente colonello in funzione di spia, dislocato nell’allora Germania dell’Est.
Con il voto di domenica 20 settembre, la Russia si troverà davanti a un bivio ostico, per alcuni versi, letale, celebrare il regime di Putin, consentendogli ancora di durare in guerra contro l’Ucraina oppure votare per Jabloko, il partito di opposizione impegnato a spingere la fine del conflitto.
In teoria, sarebbe questo lo scenario, ma nella realtà diventa verisimile la controffensiva putiniana di mettere fuori legge Jabloko, quantunque la mossa del suo leader, Grigorij Javlinskij, di riempire le liste con candidati alle legislative della generazione dei millenials, età media 37 anni, mette da un lato l’establishment in seria difficoltà, giacché lo spettro degli oppositori del regime,quantunque clandestino, per questo ancora più temibile, si allargherebbe alle giovani generazioni, riducendo drasticamente il consenso interno goduto finora da Putin, mentre sul versante opposto, se all’unico partito d’opposizione venisse concesso di presentare le liste, l’astuto ed esecrabile dittatore avrebbe la possibilità di misurare il livello di opposizione cresciuto nel paese.

Di questa seconda ipotesi, i più accreditati esperti internazionali di geopolitica replicano con un’argomentazione ineccepibile, ovverosia l’alea di isolamento internazionale di Putin, perseguita dalla coalizione europea fino alla vigilia dell’incontro, per intenderci quello del tappeto rosso ad Anchorage in Alaska, tenutosi il 15 agosto 2025, se non si fosse realizzato avrebbe funzionato nel segno di deterrenza della guerra ucraina, costringendo, di fatto, Putin a recedere. Qualora inevitabile, nella logica megalomane di Trump, l’alternativa consisteva nel non riservare al despota russo onori dovuti a un capo di stato pari grado, non tanto aggressore di un libero paese dell’enclave internazionale, in violazione del diritto vigente, quanto un alleato, degno di menzione. A ridare fiato alla zoppicante economia russa ha contribuito quel gesto, sicuramente di segno autarchico, in direzione di collocare gli Stati Uniti in un alveo, fino a quel momento estraneo sia alla democrazia interna, quanto alla storia americana, vale a dire l’isolamento rispetto agli alleati dell’Occidente, di cui l’America fino a quel gesto di oggettiva rottura aveva ricoperto il ruolo di capofila. Di più, concedere a Putin lo status di potenza al pari dell’America, benché Trump non l’abbia capito, non serviva a ridimensionare la Cina ma a riconoscere sul piano politico l’alternativa globale, dei paesi antagonisti dell’America, ovvero i Brics, le economie emergenti riunite insieme nell’organizzazione intergovernativa comprendente 10 stati membri (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e Indonesia). Dentro la medesima cornice vanno letti e interpretati i segni dei mutamenti del quadro internazionale delle alleanze.

A rigore di logica, ma non solamente, il gesto di Donald Trump, inerente quell’adoperarsi per celebrare il riavvicinamento tra United States of America e la Federazione russa, vale da solo la concessione di un vantaggio enorme nei confronti di Putin. Molto più della sconfessione della politica internazionale perseguita dall’America, come nelle intenzioni del neofita Trump, dal predecessore Joe Biden. Per meglio spiegare, nel gesto del tycoon, la sua fregola di funzionare da scopa nuova non ha tenuto in conto, o se il calcolo è avvenuto sarebbe errato, dell’avvenuta occupazione economica e commerciale degli Usa, operata da anni sul territorio dell’Ucraina, all’interno della quale si era inserita la Nato, in sostanza i vertici militari americani per trasformare la stessa Ucraina in un avamposto europeo, nel cuore dell’ex sconfinato impero sovietico. In funzione anche dello sfruttamento delle risorse energetiche dell’Ucraina. Alla resa dei conti, in funzione di politica interna, da intendersi la sconfessione di Biden, Trump è riuscito nel capolavoro di legittimare l’invasione dell’Ucraina di Putin, peraltro avallandone le pretese, giacché, in precedenza escluso da accordi, proprio dalla Nato e dalla stessa America, di sfruttamento delle risorse naturali del paese confinante. In sostanza, ha pure avallato la guerra scatenata dal tiranno russo, confermando le intenzioni statunitensi di minacciarne i confini, usando l’Ucraina come base militare.

Diversa situazione si sarebbe verificata, se gli Usa, per volontà del suo nuovo presidente, appunto Trump, avesse convocato le parti confliggenti in riedizione di rivederne l’accordo di Minsk, segnatamente il secondo, quello firmato l’11 febbraio 2015 da Francia, Germania, Russia e Ucraina. Se l’iniziativa in sé non avesse fermato la guerra, cosa probabile, sicuramente avrebbe ricompattato l’intera Europa sotto l’egida della leadership americana. E, invece no. In diversi commentatori l’episodio è letto in chiave di pedissequo assecondamento di Trump delle indicazioni dei suoi ispiratori, gli ideologi della nuova destra americana, violenta, soprattutto bellicista, intese a scaricare platealmente gli alleati europei per indurne la depredazione dei bilanci, in termini di costringerli ad acquistare le armi, il petrolio, in stato di dipendenza coatta dagli Stati Uniti d’America. Alla lunga, ma neanche tanto, anche sul breve periodo, un’operazione suicida. Intanto, per il fatto di ridare fiato alla Russia, oggi, lo sappiamo con certezza, sull’orlo del collasso economico a causa di una guerra logorante, costosa sul piano dell’impegno militare per di più, devastante rispetto alle perdite umane. Insomma, in un colpo solo, l’insipienza di Trump, affascinato dal modello dispotico di Putin, ha tirato nel baratro sé stesso, emulo, insieme con l’originale, il tiranno russo, con una altalena di decisioni, secondo lui, bastone e carota, alla resa dei conti, errata in quanto ha messo fuori gioco, nello scenario internazionale, lo stesso manovratore, insieme con il manovrato, Putin. Nel contempo, lasciando spazio enorme alla emergente Cina e, spingendo, suo malgrado, il riferimento è a Trump, gli europei a fondare la federazione, nel corso di decenni, sempre evitata dai suoi predecessori. Sì, in quanto, tra gli interessi statunitensi, finora sempre sottaciuti, ci sarebbe quello di evitare la costituzione dell’Europa, mai unita, in quanto gli americani hanno bisogno di alleati in ordine sparso, nel contesto continentale, non un unico, eforte interlocutore quale potrebbero esserlo i Volenterosi, anticamera di una coalizione del Vecchio continente di dimensione politica, economica, internazionale, non solamente nuova ma valida, premessa di dialogo con tutti i paesi emergenti, Cina tra gli altri.
A ogni buon conto, le elezioni russe del prossimo 20 settembre, così come quelle americane di novembre, midterm elections, potrebbero apportare cambiamenti, anche significativi, nel complesso, caotico, grazie al fondamentale apporto dell’America, nel quadro delle alleanze internazionali.

Foto di Jorgen Håland su Unsplash

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