Messina, custode del museo Accascina indagato per false informazioni dopo furto di opere d’arte
Svolta nelle indagini della Procura di Messina sul clamoroso furto delle opere d'arte al Museo Regionale Accascina: uno dei quattro custodi in servizio la notte del colpo è stato iscritto nel registro degli indagati per false informazioni al pubblico ministero. Troppe incongruenze nella sua ricostruzione sulla disattivazione dell'allarme: gli inquirenti cercano la talpa che ha guidato i ladri nelle sale.

MESSINA – Una clamorosa svolta investigativa scuote l’inchiesta giudiziaria sul furto delle preziose opere di Antonello da Messina, asportate dal Museo Regionale Interdisciplinare “Maria Accascina” (MuMe). Uno dei quattro dipendenti addetti alla custodia in servizio la notte del colpo è stato formalmente iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Messina con l’accusa di false dichiarazioni al pubblico ministero.
L’uomo si era presentato presso il Palazzo di Giustizia di piazza Duomo per essere escusso in qualità di testimone e persona informata sui fatti. Tuttavia, nel corso del confronto, il verbale d’interrogatorio è stato repentinamente interrotto dai magistrati a causa delle insanabili discrepanze e delle marcate contraddizioni emerse dal suo racconto rispetto alle deposizioni fornite dagli altri tre colleghi di turno.
Il giallo dell’allarme spento e la cronologia contestata
Al centro dei rilievi mossi dai pubblici ministeri vi sarebbe la gestione del sistema di sicurezza dell’immobile museale, con particolare riferimento all’impianto d’allarme risultato disattivato proprio nelle fasi cruciali dell’intrusione criminale:
- Le dichiarazioni fornite dal custode hanno evidenziato incongruenze temporali non sanabili riguardo alla sequenza degli eventi e agli orari delle ronde interne;
- Le sue spiegazioni tecniche e comportamentali sull’allarme spento sono entrate in rotta di collisione con i riscontri oggettivi dei log informatici e con le testimonianze del resto del personale;
- Al maturare dei primi indizi di reità, l’audizione testimoniale è stata immediatamente sospesa con la nomina di un difensore di fiducia e il cambio formale di status giuridico da testimone a indagato.
| Elemento dell’Indagine | Riscontro Investigativo | Ipotesi della Procura |
|---|---|---|
| Personale di Turno | 4 custodi presenti la sera dell’effrazione | Verifica della catena di comando e dei protocolli di vigilanza |
| Posizione del Custode | Indagato per false informazioni al PM (art. 371-bis c.p.) | Rilascio di versioni mendaci o reticenti sulla dinamica |
| Movimenti dei Malviventi | Due soggetti penetrati con estrema rapidità e percorsi mirati | Presenza di una talpa o basista interno al museo |
Caccia al basista: i movimenti sicuri dei due ladri
L’attività degli inquirenti punta a fare chiarezza sull’eventuale presenza di una “talpa” interna all’apparato di vigilanza della struttura museale. Dalla disamina dei filmati di videosorveglianza e dai rilievi tecnici della Polizia Scientifica è emerso con evidenza che i due autori materiali dell’incursione hanno operato con disinvoltura assoluta all’interno delle sale espositive, muovendosi a colpo sicuro verso gli obiettivi di massimo valore artistico e aggirando agevolmente i punti ciechi della sorveglianza.
Le indagini coordinate dalla Procura proseguono a ritmo serrato su tabulati telefonici, contatti e movimentazioni bancarie per identificare i committenti e i canali ricettatori attraverso cui la banda intendeva piazzare i capolavori nel mercato clandestino dell’arte.





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