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lunedì 21 Settembre 2026 Facebook

Carmelo Perni e la lucida follia dell’Adrano Calcio a 5: le difficoltà diventate un capolavoro

Intervista esclusiva di CorriereEtneo.it a Carmelo Perni, presidente dell'Adrano Calcio a 5, all'alba dello storico campionato nazionale di Serie A2. Il numero uno del club biancazzurro ripercorre la cavalcata culminata con la promozione dello scorso 14 marzo, illustra l'organigramma societario e la scelta del tecnico spagnolo Rafa Torrejon, senza eludere i nodi cruciali: la dolorosa separazione dall'ex tecnico Carmelo Sgroi, l'urgenza di un impianto sportivo idoneo e il valore sociale dello sport per la gioventù adranita.

di Federico Dilillo 12 min di lettura
Carmelo Perni e la lucida follia dell'Adrano Calcio a 5: le difficoltà diventate un capolavoro

Strutture da reinventare, ardue battaglie e responsabilità quotidiane. Ma i problemi si rimpiccioliscono in un secondo quando vedi i giovani crescere, quando arrivano gioie immense e quando si raggiungono vette impossibili contro ogni pronostico. Tutto questo è l’Adrano Calcio a 5. Una lucida e straordinaria follia che ha trasformato le difficoltà in un capolavoro chiamato Serie A2.

Il Corriere Etneo ha incontrato il presidente Carmelo Perni che ci ha raccontato emozioni, aneddoti e responsabilità nel ricoprire un ruolo così importante.

La squadra di calcio a 5 di Adrano non è solo quello che vediamo in campo. Dietro il sipario si muove uno spirito silenzioso. Una macchina organizzativa che rende possibile il miracolo quotidiano dell’indossare questa maglia. Al vertice della società, un triumvirato appassionato: Carmelo Perni, Maurizio Russo e Giampiero Cancelliere. Il timone gestionale è nelle mani del direttore generale Gianluca Zignale, mentre l’amministrazione è blindata dalla precisione di Cataldino Dell’Erba. A dare forma e sostanza al quotidiano ci pensano Pietro Petronio, mente della logistica e della grafica, e i dirigenti Pietro Pellegriti e Antonino Santangelo. La voce e l’immagine pubblica della società sono invece affidate all’addetto stampa Davide D’Amico. La scuola calcio è guidata dall’energia di Samuele Valastro e Debora Politi. La salute dei ragazzi è protetta dall’occhio attento del medico sociale Gianfranco Scardina. Lo staff tecnico è un mix tra competenza e internazionalità: al fianco del mister Rafa Torrejon, siede il collaboratore tecnico Giuseppe Arona, supportato da Miguel Amador — a cui è affidata anche la crescita dell’Under 15 e dell’Under 17 — e dal preparatore dei portieri Gianluca Mazzeo. A rimettere in sesto i guerrieri dopo ogni battaglia, infine, ci pensano i fisioterapisti Domenico Santangelo e Carmelo Garofalo. Nomi, ruoli, compiti diversi ma una sola sintesi: “L’Adrano C5 non è soltanto chi va in campo: è tutta questa gente che ogni giorno lavora affinché i ragazzi possano allenarsi e giocare nelle migliori condizioni possibili.”

Nessun macchinario si mette in moto senza il coraggio di rischiare con un pizzico di follia: “L’Adrano C5 nasce da una passione, ma soprattutto dalla voglia di riportare Adrano ad avere una realtà sportiva importante, seria e riconoscibile nel futsal. La scintilla è stata proprio questa: pensare che anche una città come Adrano potesse costruire qualcosa di importante partendo dal basso, senza scorciatoie. Abbiamo iniziato con entusiasmo, con tante difficoltà e sicuramente anche con qualche incoscienza, perché quando parti non sai mai dove potrai arrivare. Gli ideali, però, sono rimasti sempre gli stessi: serietà, appartenenza, sacrificio e valorizzazione dei ragazzi. Volevamo creare una società che non fosse soltanto una squadra, ma un punto di riferimento per chi ama questo sport. Oggi siamo in Serie A2, ma non dobbiamo dimenticare da dove siamo partiti. Anzi, è proprio quella partenza che deve continuare a darci la forza per andare avanti.”

Oggi, la Serie A2. Una scalata verticale verso le stelle più brillanti. Un sogno che diventa realtà: “Sinceramente? Se qualcuno me l’avesse detto il primo giorno, probabilmente gli avrei dato del folle. Però dentro di me ci ho sempre creduto. Non necessariamente nei tempi e nei risultati che poi abbiamo ottenuto, ma nella possibilità di costruire qualcosa di importante. Abbiamo fatto un percorso incredibile: abbiamo vinto, abbiamo sofferto, abbiamo commesso errori, siamo ripartiti e ogni volta abbiamo cercato di migliorarci. Arrivare in A2 in così poco tempo è qualcosa che ci rende orgogliosi, ma soprattutto ci responsabilizza. Perché adesso la scommessa cambia: non è più arrivare in A2, è dimostrare di meritare di esserci.”

Il ruolo sociale di una società sportiva è un’ancora di salvezza in una città come Adrano: “Una società sportiva, soprattutto in un territorio come il nostro, non può limitarsi a giocare una partita. Noi abbiamo una responsabilità nei confronti dei ragazzi e delle famiglie. Vogliamo dare ai giovani un ambiente sano, insegnare loro che attraverso lo sport si possono costruire relazioni, disciplina, rispetto e obiettivi. Adrano ha tante difficoltà, come tante realtà del nostro territorio, ma io non voglio parlare soltanto delle difficoltà. Voglio parlare delle potenzialità. La difficoltà più grande è probabilmente far capire che investire nello sport significa investire nel futuro della città. E su questo dobbiamo lavorare tutti insieme, società, famiglie e istituzioni.”

Il 14 marzo. La promozione in A2. Una data marchiata a fuoco nella storia dello sport di Adrano: “Il primo pensiero è stato: “Ce l’abbiamo fatta.” Ma subito dopo ho pensato a tutte le persone che avevano lavorato per arrivare a quel momento. Perché in quei secondi non vedevo soltanto la partita appena finita. Vedevo le giornate di lavoro, le discussioni, i sacrifici, le trasferte, i problemi risolti all’ultimo momento, le persone che magari avevano messo qualcosa di loro senza che nessuno lo vedesse. E poi ho pensato ad Adrano. A cosa significava portare una squadra della nostra città in Serie A2. Da presidente ero felicissimo. Da Carmelo, invece, ero semplicemente emozionato e orgoglioso di quello che avevamo costruito insieme.”

Nei momenti più duri il pilastro non è mai una sola persona ma la magica forza dell’unione del gruppo: “È difficile indicare una sola persona, perché una stagione come quella che abbiamo vissuto si vince anche grazie alle persone che magari non fanno rumore. Sicuramente all’interno dello spogliatoio ci sono stati giocatori capaci di mantenere equilibrio nei momenti difficili, e anche lo staff ha avuto un ruolo fondamentale. Ma la nostra vera roccia è stata il gruppo. Nei momenti belli è facile essere una squadra; la differenza la fai quando arrivano le difficoltà e continui a remare nella stessa direzione. E questo è uno degli aspetti di cui vado più fiero.”

Voltare pagina e andare oltre chi ti ha portato in cima è doloroso, ma un presidente non può permettersi il lusso di sentimentalismi. A proposito dell’ex allenatore Carmelo Sgroi, Perni si esprime così: “Carmelo ha avuto un ruolo importante nel nostro percorso e la promozione in A2 rimarrà per sempre nella storia dell’Adrano C5. Questo è un dato di fatto e nessuno vuole cancellarlo. Ma una promozione non può essere una cambiale da pagare per sempre. Nello sport, come nella vita, bisogna avere la lucidità di distinguere ciò che hai fatto ieri da ciò che è giusto fare domani. La nostra scelta non è stata presa per cancellare il passato, ma perché a un certo punto abbiamo capito che, per continuare a crescere, serviva qualcosa di diverso. Quando vengono meno determinate condizioni, soprattutto nei rapporti e nel modo di condividere un progetto, anche una società deve avere il coraggio di prendere una decisione. Non voglio entrare nei dettagli e non ho interesse ad alimentare polemiche. Posso solo dire che essere riconoscenti non significa rinunciare alle proprie responsabilità di presidente. Io devo tutelare l’Adrano C5 e fare quello che ritengo sia meglio per il suo futuro. A Carmelo resteranno il merito e il rispetto per quello che abbiamo conquistato insieme. Ma la riconoscenza appartiene al passato; le responsabilità appartengono al presente e le ambizioni guardano al futuro. E noi abbiamo scelto di guardare avanti.”

E oltre la promozione, quali sono i momenti più emozionanti e intimamente puri? “Ce ne sono tanti, ma probabilmente i momenti che mi emozionano di più sono quelli legati ai ragazzi giovani. Vedere un ragazzo che magari qualche anno prima era venuto da noi quasi per gioco e poi vederlo crescere, migliorare, indossare la maglia dell’Adrano e magari essere convocato a un raduno importante… quello per me vale tantissimo. Perché significa che non stai soltanto costruendo una squadra che vince. Stai lasciando qualcosa alle generazioni future. E quando vedo il settore giovanile pieno di ragazzi, capisco che stiamo andando nella direzione giusta.”

La casacca dell’Adrano C5 non è solo una maglia colorata ma si fa portatrice di valori cardine. Ecco quelli più importanti per il presidente: “l primo è il rispetto. Rispetto per la maglia, per i compagni, per gli avversari, per gli allenatori e per chi lavora ogni giorno dietro le quinte. Poi il sacrificio. Perché nel calcio a 5, soprattutto a certi livelli, il talento da solo non basta. E infine l’appartenenza. Quando indossi la maglia dell’Adrano devi capire che rappresenti una città e una società. Io non chiedo ai miei giocatori di essere perfetti. Chiedo loro di essere uomini veri, di dare tutto quello che hanno e di non mollare quando le cose diventano difficili.”

Lo sport è anche vita semplice che va avanti. Risate che rimbombano nei finestrini. Segreti che muoiono dentro gli spogliatoi: “Di episodi divertenti ce ne sarebbero parecchi e probabilmente alcuni è meglio non raccontarli! Diciamo che nelle trasferte, dopo tante ore insieme, succede inevitabilmente di tutto. Il bello è proprio questo: dietro una squadra competitiva c’è anche un gruppo di ragazzi che scherza, ride e vive momenti che poi rimangono nei ricordi. E forse è proprio questa la cosa più bella: tra una partita e l’altra si costruiscono rapporti che vanno oltre il campo.”

Poi la meravigliosa mente umana. Fragile e aggrappata alle sue piccole ossessioni. Anche un calzino infilato al contrario può essere una salvezza per l’anima: “Nel calcio la scaramanzia è praticamente una componente dello spogliatoio! C’è sempre qualcuno che deve fare la stessa cosa, sedersi nello stesso posto, mettere prima una scarpa e poi l’altra, ascoltare la stessa musica… Io personalmente cerco di non essere troppo scaramantico. Però diciamo che, quando una cosa porta bene, poi diventa difficile avere il coraggio di cambiarla!”

Guardare avanti significa anche piantare i pali nel cemento per un futuro più sicuro: “Il sogno più grande è vedere l’Adrano C5 diventare una società strutturata, solida e riconosciuta a livello nazionale. Vorrei costruire un settore giovanile sempre più importante, far crescere ragazzi di Adrano e portarli a giocare stabilmente in prima squadra. E poi naturalmente sogno un giorno di vedere l’Adrano giocare in un impianto adeguato, davanti a un pubblico numeroso, rappresentando la nostra città ai massimi livelli. Non voglio bruciare le tappe. Voglio costruire qualcosa che possa durare nel tempo.”

E per farlo serviva una svolta. Una testa nuova. Un passaporto internazionale per esplorare confini sconosciuti e differenti modi di vivere il ruolo da coach. Il mister RafaTorrejon: “La scelta di Rafa nasce dalla volontà di dare un’identità precisa al nostro progetto. Cercavamo un allenatore che avesse competenza internazionale, esperienza, capacità di lavorare con i giovani e soprattutto una mentalità compatibile con quella che vogliamo dare alla società. Rafa ci ha convinto perché non vede soltanto il giocatore di oggi, ma anche quello che può diventare domani. Il nostro obiettivo non è semplicemente costruire una squadra forte. Vogliamo costruire una squadra con un’identità, una metodologia e una mentalità. Credo che Rafa possa essere la persona giusta per fare questo salto.”

Il mercato. Un gioco di estenuante seduzione: “Ci sono stati diversi giocatori per i quali abbiamo dovuto lavorare parecchio. Quando vuoi portare un giocatore importante ad Adrano devi convincerlo non soltanto economicamente. Devi fargli capire il progetto, la serietà della società e soprattutto dove vuoi arrivare. Ci sono state trattative in cui sembrava tutto fatto e poi, all’improvviso, si è riaperto tutto. Uno dei momenti più belli del mercato è proprio quando finalmente un giocatore ti dice: “Presidente, ho deciso: vengo ad Adrano.” Quella frase, dopo settimane di lavoro, vale tantissimo.”

L’A2 è un nemico sconosciuto. Più grande. Più famelico: “La paura più grande è non riuscire a dare ai ragazzi tutto quello che meritano. La Serie A2 è un campionato completamente diverso e sappiamo che ci saranno momenti difficili. Ma quello che mi preoccupa maggiormente è tutto ciò che sta intorno al campo: strutture, organizzazione, risorse. Come presidente devi sempre cercare di far quadrare tutto e spesso ti prendi sulle spalle problemi che i giocatori nemmeno vedono. Però questa è anche la responsabilità che ho scelto. E quando vedo i ragazzi entrare in campo con la nostra maglia, tutte le preoccupazioni passano in secondo piano.”

Il domani si gioca anche burocraticamente parlando. Così il presidente sul tema-sogno di un palazzetto: “È un tema fondamentale. Non possiamo pensare di affrontare un campionato di questo livello senza avere strutture adeguate. Noi stiamo facendo tutto quello che è nelle nostre possibilità, anche mettendo mano personalmente a tante situazioni per cercare di rendere l’impianto più funzionale e permettere alla squadra di giocare. Ma una società sportiva da sola non può risolvere tutto. Serve una collaborazione vera con le istituzioni. Questo treno passa adesso e sarebbe un peccato enorme non riuscire a sfruttarlo. La Serie A2 non è soltanto un risultato sportivo dell’Adrano C5: è un’opportunità per tutta la città.”

La visione futuristica dell’Adrano C5 è una conquista da portare avanti pian piano, senza dichiarazioni esagerate: “Vorrei vedere l’Adrano stabilmente nel panorama nazionale. Ma non voglio fare proclami dicendo “tra tre anni dobbiamo essere qui” o “tra cinque anni dobbiamo essere là”. Preferisco costruire passo dopo passo. Prima dobbiamo consolidarci in A2, poi migliorare la struttura societaria, investire sempre di più nel settore giovanile e creare le condizioni per crescere. Il sogno, naturalmente, è arrivare un giorno ancora più in alto. Ma il vero obiettivo è fare in modo che quando qualcuno parlerà dell’Adrano C5, parlerà di una società seria, organizzata, ambiziosa e capace di valorizzare i propri ragazzi.”

La gioia di essere presidente è tante piccole cose insieme. Ad un tratto ti accorgi che quella maglia è diventata parte della tua pelle ma senza che sia accaduto in un momento specifico: “Credo che non ci sia stato un momento preciso. L’ho capito poco alla volta, attraverso le piccole cose. Quando un ragazzo mi scrive per ringraziarmi. Quando vedo i bambini della scuola calcio allenarsi. Quando un giocatore che abbiamo fatto crescere raggiunge un obiettivo importante. Quando vedo la nostra gente sugli spalti. E forse la cosa che mi emoziona di più è quando qualcuno mi dice: “Presidente, questa squadra rappresenta Adrano.” In quel momento capisci che non stai più gestendo semplicemente una società sportiva. Stai rappresentando qualcosa. E per me rappresentare Adrano attraverso l’Adrano C5 è un onore, ma anche una responsabilità enorme. Per questo continuo a farlo con la stessa fame del primo giorno.”

Ora, si torna in campo. Con l’A2 in agguato, decisa a mordere le gambe, ma con un presidente, dei calciatori e una società pronti a riscrivere nuove straordinarie storie di vero sport adranita.

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