Fava lascia la politica attiva: “La sconfitta elettorale non c’entra. C’entra la vita”
Claudio Fava, ex presidente uscente commissione antimafia all’ARS, lascia la politica attiva.

Claudio Fava, ex presidente uscente commissione antimafia all’ARS, lascia la politica attiva.
A dirlo è lo stesso ex parlamentare siciliano attraversa la propria pagina facebook.
La lista “Cento passi” alleata col Pd e a sostegno della candidata Caterina Chinnici non ha superato lo sbarramento del 5% per poter accedere all’assemblea siciliana.
“Dopo trent’anni di impegno politico mi chiamo fuori. La sconfitta elettorale non c’entra: c’entra la vita. Che ti propone un tempo per tutto: basta essere capaci di ascoltarla” dice Fava sui social. L’ex presidente della commissione antimafia ha specificato che a fargli prendere questa decisione non è stato l’esito delle elezioni ma “la vita che mi sollecita altro, e io le voglio offrire altro. C’entra anche, lo dico per onestà, il mio rapporto faticoso con questa terra. Da quando ho trent’anni ho trascorso il mio tempo a seppellire morti e a cercare nella Sicilia una capacità di verità, di reciproca appartenenza, di condivisione nelle parole, nei gesti, nei dolori, nelle allegrie. A volte ci sono riuscito, a volte no. Adesso è tempo di altre parole e di altri siciliani. E’ il tempo di quelli che hanno metà dei nostri anni. Che non hanno nessun morto da seppellire. Che provano rabbia, dolore ma anche curiosità e passione. Che non vogliono diventare anch’essi piccoli califfi d’un partitino. Che scelgono con cura le parole, prima di usarle. Ne conosco molte e molti. Fanno mestieri degni, insegnano, studiano, cercano. Sono sicuro che faranno bene”.
E sull’esito del voto Fava parla di una “campagna elettorale noiosa e reticente”, accusa il Partito democratico di aver commesso delle “scelleratezze che in Sicilia preferisce sempre perdere pur di non rinunciare ai propri minuscoli califfati”. Ne ha anche per la Chinnici: “una candidata alla presidenza votata al silenzio (non spendere una sola parola sulle macerie ereditate si chiama silenzio, non sobrietà istituzionale)”. Ma ha qualcosa da dire “sulle nostre storie a sinistra scritte sempre in punta di diffidenza, di divisione, di purezza della razza, presunzione, ostilità”.





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