Niscemi, la collina scende verso Gela: case a rischio crollo nella fascia interdetta
La frana che interessa il territorio di Niscemi è ancora in movimento, seppur con una velocità in rallentamento. A confermarlo è il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, spiegando che il monitoraggio avviene anche tramite i satelliti dell’Agenzia Spaziale Italiana e dell’Agenzia spaziale argentina. L’attenzione resta concentrata sulla fascia sud del centro abitato, interdetta per motivi di sicurezza: alcune abitazioni potranno forse essere restituite ai cittadini, altre dovranno essere demolite. Le dichiarazioni sono state rilasciate ai microfoni di RTL 102.5.

«La frana è ancora in movimento, anche se la velocità sta rallentando. Stiamo monitorando, anche con il supporto dei satelliti dell’Agenzia spaziale italiana e dell’Agenzia spaziale argentina che ha dei satelliti molto buoni per questo tipo di fenomeno, il movimento franoso, che ci darà una precisa misura su quando sarà possibile fare un ragionamento di lungo periodo. Però, fino a quando ci sarà acqua sul corpo di frana, quella frana sarà destinata a muoversi».
Lo ha detto il capo della protezione civile, Fabio Ciciliano.
«Quando si parla di movimento della frana – ha aggiunto a Rtl 102.5 – si parla della collina che continua a muoversi e che sta scendendo verso la Piana di Gela. Quello che a noi interessa è la fascia che è la parte sud del centro di Niscemi, che è interdetta alla circolazione e all’occupazione delle case, che, come si sta verificando purtroppo soprattutto sul ciglio, possono crollare e non potranno essere più abitate. In questo momento la fascia di sicurezza di 150 metri, che è stata individuata come precauzionale, tiene al sicuro i cittadini e questo è il risultato prioritario che bisogna raggiungere. In quella fascia ci sono case che potrebbero essere restituite ai cittadini quando si sarà fatto un controllo preciso sul movimento della frana, e case che non saranno più utilizzabili e quindi non restituibili. Lo scenario futuro che prevedo è che quella fascia, con la stabilizzazione della frana e l’analisi puntuale del sottosuolo, potrà essere restituita, anche se parzialmente, ai cittadini. Quelle case sulla frana vanno demolite o precipiteranno».





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