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lunedì 21 Settembre 2026 Facebook

Legge elettorale, scontro sui “cespugli”: ok al limite di 6mila firme. La Russa non esclude il voto anticipato

Il Senato approva con 87 voti l’emendamento che aumenta fino a 7mila le firme per collegio richieste alle nuove formazioni. Eliminata la soglia del 3% per concorrere al premio di coalizione.

di Redazione 5 min di lettura
Legge elettorale, scontro sui "cespugli": ok al limite di 6mila firme. La Russa non esclude il voto anticipato

ROMA – La riforma della legge elettorale continua ad alimentare lo scontro politico. Dopo il via libera all’emendamento della maggioranza che introduce i capilista bloccati e consente agli elettori di esprimere fino a tre preferenze, l’Aula del Senato ha approvato una nuova modifica destinata a incidere soprattutto sui partiti più piccoli e sulle formazioni non ancora rappresentate in Parlamento.

Con 87 voti favorevoli Palazzo Madama ha dato il via libera all’emendamento, presentato dalla senatrice di Fratelli d’Italia Antonella Zedda e successivamente riformulato, che innalza da 1.500-2.000 a un minimo di 6 mila e un massimo di 7 mila le firme richieste in ciascun collegio plurinominale alle nuove liste prive di rappresentanza parlamentare.

Legge elettorale, la stretta sulle nuove formazioni

La prima versione della proposta prevedeva un limite ancora più elevato, compreso tra 9 mila e 10 mila sottoscrizioni per collegio. Le proteste delle opposizioni e il confronto interno alla maggioranza hanno portato alla riformulazione approvata dal Senato, che riduce il requisito senza riportarlo ai livelli precedenti.

La novità riguarda le forze politiche completamente esterne alle Camere. Per quelle che dispongono di una componente in almeno uno dei due rami del Parlamento dovrebbe invece restare il regime compreso tra 1.500 e 2 mila firme per collegio. Sono inoltre previste esenzioni per le formazioni che possiedono i requisiti di rappresentanza parlamentare indicati nel testo.

Il numero complessivo delle sottoscrizioni necessarie su scala nazionale potrebbe quindi raggiungere diverse centinaia di migliaia. In caso di elezioni anticipate di almeno 120 giorni rispetto alla scadenza naturale della legislatura, il quantitativo richiesto verrebbe dimezzato.

Cancellata la norma “anticespugli” approvata alla Camera

Lo stesso emendamento interviene sul meccanismo del premio di maggioranza. Il Senato ha eliminato la soglia che impediva ai voti raccolti dalle liste sotto il 3% di contribuire al risultato complessivo della coalizione ai fini dell’eventuale premio.

Viene così cancellata la disposizione definita “anticespugli”, introdotta durante la prima lettura alla Camera. Con la modifica approvata a Palazzo Madama, anche i consensi ottenuti dalle liste minori potranno concorrere al raggiungimento della percentuale richiesta alla coalizione, pur senza garantire automaticamente a quelle stesse liste l’assegnazione di seggi.

Il termine “cespugli”, utilizzato nel linguaggio politico, indica proprio le formazioni di dimensioni ridotte che si presentano collegate a un partito o a una coalizione più grande. La maggioranza sostiene che l’aumento delle firme serva a evitare liste costruite soltanto per alterare il risultato elettorale; le opposizioni denunciano invece una barriera eccessiva all’ingresso di nuovi soggetti politici.

Conte: «Una soglia illiberale e antidemocratica»

Tra gli attacchi più duri è arrivato quello del presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha definito la soglia «illiberale, antidemocratica e incostituzionale» e ha rivolto un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Conte ha inoltre annunciato la disponibilità del M5S a sostenere la raccolta delle sottoscrizioni necessarie alle formazioni più piccole interessate a entrare in una coalizione.

La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha parlato di un numero di firme «esorbitante», accusando la maggioranza di limitare l’accesso democratico alle prossime elezioni. Il Pd ha annunciato che proseguirà la battaglia parlamentare insieme alle altre forze di opposizione.

Il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi ha invitato Conte a non coinvolgere il capo dello Stato nella polemica politica. Sul fronte della maggioranza, il segretario di Forza Italia e vicepremier Antonio Tajani ha difeso la modifica sostenendo che sia necessario impedire la presentazione di liste finte o “civetta” create esclusivamente per condizionare il voto.

Meloni difende la riforma e il ritorno delle preferenze

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato l’impianto della riforma, affermando che gli elettori potranno scegliere la coalizione, il candidato alla guida del governo, il programma e il parlamentare. La premier ha quindi difeso l’introduzione delle preferenze come uno degli elementi qualificanti della nuova legge.

Le opposizioni contestano però la presenza dei capilista bloccati. Secondo le simulazioni illustrate dal deputato del Pd Federico Fornaro sui risultati delle politiche del 2022, meno di un parlamentare su cinque sarebbe eletto attraverso le preferenze con il nuovo modello. Si tratta di una stima politica basata sull’applicazione del sistema ai dati delle precedenti elezioni e non di una previsione del risultato futuro.

Il confronto riguarda quindi il peso effettivo della scelta affidata agli elettori: per la maggioranza il nuovo sistema restituisce spazio alle preferenze, mentre per le opposizioni la presenza dei capilista predeterminati continuerebbe a lasciare ai partiti la selezione di gran parte degli eletti.

La Russa: «Non forzare tempi e regole»

Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha respinto le ricostruzioni su una presunta irritazione di Giorgia Meloni per la decisione di sottoporre al voto i subemendamenti dell’opposizione. La Russa ha spiegato che dichiararli inammissibili avrebbe rappresentato una violazione del regolamento e avrebbe rischiato di bloccare l’esame del provvedimento.

L’obiettivo indicato dal presidente di Palazzo Madama è completare il percorso al Senato senza forzature procedurali. I lavori riprenderanno lunedì 14 settembre, mentre il voto finale è atteso per martedì 15.

Il testo dovrà tornare alla Camera

L’approvazione dell’emendamento non coincide con il via libera definitivo alla nuova legge elettorale. Dopo il voto finale del Senato, il provvedimento dovrà tornare alla Camera dei deputati perché Palazzo Madama ha modificato il testo approvato in prima lettura a Montecitorio.

Alla Camera si prevedono tempi serrati e resta possibile il ricorso alla questione di fiducia, anche per evitare sorprese legate ai voti segreti. Soltanto dopo l’approvazione dello stesso testo da parte di entrambi i rami del Parlamento la riforma potrà diventare legge.

Sullo sfondo rimane il dibattito sulla durata della legislatura. La Russa non ha escluso in linea generale un ritorno alle urne prima della scadenza naturale, pur ricordando che il calendario politico e gli impegni ancora da completare potrebbero portare il governo fino alla fine del mandato. Al momento, tuttavia, non è stata assunta alcuna decisione formale sulla data delle prossime elezioni.

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