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lunedì 21 Settembre 2026 Facebook

Catania, GdF sequestra 3,8 mln ad azienda logistica: 12 indagati

La Guardia di Finanza ha sequestrato in via preventiva 3,8 milioni di euro alla società Messaggerie Logistica Sicilia srl, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura etnea. Dodici gli indagati per fatture false, frode fiscale, omesso versamento Iva e bancarotta fraudolenta. Coinvolte otto società "serbatoio" per la fornitura illecita di manodopera.

di Redazione 1 min di lettura
Catania, GdF sequestra 3,8 mln ad azienda logistica: 12 indagati

CATANIA – Sequestrati in via preventiva 3,8 milioni di euro dalla Guardia di Finanza di Catania a carico della Messaggerie Logistica Sicilia srl, con sede nella zona industriale del capoluogo etneo. Il provvedimento è stato disposto dalla Procura della Repubblica di Catania nell’ambito di un’articolata indagine su un presunto sistema fraudolento basato su fatture per operazioni inesistenti (FOI), dichiarazioni fiscali fraudolente, omesso versamento dell’Iva e bancarotta fraudolenta.

Dodici le persone indagate, tra cui l’attuale amministratore Fabio Gaetano Valenti, il precedente amministratore Aurelio Valenti e Susanna Caliò, moglie dell’attuale legale rappresentante e figura ritenuta apicale nell’organizzazione.

Secondo l’accusa, la società capofila, affidataria di servizi logistici da parte di importanti realtà della Grande Distribuzione Organizzata, avrebbe operato con un numero esiguo di dipendenti propri, ricevendo manodopera da società formalmente autonome ma di fatto riconducibili allo stesso gruppo di controllo.

Le otto società “serbatoio” coinvolte (Srl Service, Sts, Atg Logistica, Ad Logistica, Giesse Service, Coopservice Fm, Just Service Srls, Speed Srls) si sarebbero avvicendate nel tempo, trasferendo manodopera da una all’altra e accumulando debiti previdenziali ed erariali mai versati. I contratti di appalto sono stati ritenuti simulati, generando un giro di fatture false da oltre 22 milioni di euro.

L’Iva indebitamente detratta ammonterebbe proprio a 3,8 milioni di euro, oggetto del sequestro preventivo. Secondo le indagini, i “prestanome” amministratori delle società satellite non avrebbero avuto alcun potere decisionale, con tutti i flussi organizzativi riconducibili al medesimo “dominus”.

Il sistema avrebbe permesso di aggirare obblighi fiscali e contributivi, sfruttando la manodopera in modo illecito e danneggiando la libera concorrenza.

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