Vai al contenuto

Corriere Etneo Catania · Provincia · Ai piedi dell'Etna

lunedì 21 Settembre 2026 Facebook

Giallo a Riposto, funerali di Noemi Impellizzeri: l’amico indagato per omicidio

Basilica di San Pietro a Riposto gremita per i funerali di Noemi Impellizzeri, la 33enne madre di tre figli trovata morta in casa. Mentre la madre invoca giustizia, la Procura di Catania indaga per omicidio un amico 45enne, sequestrandone il cellulare per accertamenti irripetibili. Durissimo scontro tra le parti: i legali della famiglia (Strano e Raciti) escludono categoricamente il suicidio, mentre la difesa dell'indagato (Siragusa) ribadisce l'estraneità ai fatti e il mistero del rogo.

di Redazione 4 min di lettura
Giallo a Riposto, funerali di Noemi Impellizzeri: l’amico indagato per omicidio

RIPOSTO – Un silenzio carico di strazio, commozione e una sete inesausta di verità. La basilica di San Pietro a Riposto non è riuscita a contenere la folla di parenti, amici e concittadini radunatisi per l’ultimo saluto a Noemi Impellizzeri, la 33enne trovata senza vita all’interno della propria abitazione alcuni giorni fa. L’ingresso della bara bianca, accompagnato dalle note solenni dell’Ave Maria, ha scosso l’intera comunità marinara stretta attorno ai tre figli della donna – due gemelli di 14 anni e una bambina di 12, affidati alla nonna materna – e alla madre della vittima, che in prima fila ha scandito con fermezza: «Speriamo che chi ha fatto questo venga assicurato alla giustizia».

Parallelamente alle esequie, l’inchiesta giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania segna passaggi determinanti: sul decesso della giovane è aperto un fascicolo per omicidio che vede formalmente iscritto un uomo di 45 anni, conoscente della vittima, sposato e padre di due figli. Un atto qualificato dagli inquirenti come dovuto per consentire lo svolgimento di accertamenti tecnici irripetibili, a fronte di un quadro autoptico che «non ha restituito un’indicazione univoca ma aperta a più soluzioni».

La battaglia peritale: la famiglia esclude l’impiccagione

La linea difensiva della famiglia Impellizzeri si contrappone con decisione alla prima ipotesi del gesto autolesionistico. Gli avvocati di parte civile, Francesco Strano e Valeria Raciti, hanno rilasciato dichiarazioni perentorie a margine delle prime risultanze:

«Vogliamo che venga fatta piena giustizia per questa povera ragazza, e fare giustizia significa accertare realmente come si sono svolti i fatti e punire severamente chi ha commesso questo atroce delitto. Il nostro consulente medico-legale di parte ha preso parte all’esame autoptico e riteniamo che sussistano validi elementi tecnici e scientifici per escludere categoricamente l’ipotesi del suicidio della ragazza tramite impiccagione. Restiamo fiduciosi in attesa della relazione definitiva del perito nominato dalla Procura e degli esiti dei rilievi scientifici».
— Avv.ti Francesco Strano e Valeria Raciti, legali della famiglia Impellizzeri

Fronte / Soggetto Posizione Espressa Atti & Riscontri Tecnici
Famiglia Impellizzeri
(Avv.ti Strano e Raciti)
Rigetto totale della tesi del suicidio; richiesta di punizione per omicidio Perito di parte presente all’autopsia; elementi contrari all’impiccagione volontaria
Indagato (45 anni)
(Avv. Ivan Siragusa)
Totale professata innocenza; condotta collaborativa; tesi del suicidio incompreso Sequestro del cellulare; richiesta di acquisizione telecamere e tabulati
Procura di Catania Fascicolo aperto per omicidio per consentire accertamenti irripetibili Autopsia non univoca; analisi forense su messaggi, orari e dinamica del rogo

Sequestrato lo smartphone: si analizzano chat e orari

I magistrati inquirenti hanno disposto il sequestro probatorio del telefono cellulare del 45enne, passaggio cardine per scandagliare la cronologia delle comunicazioni, le celle telefoniche agganciate e i messaggi scambiati nelle ore immediatamente precedenti e successive alla morte della donna.

L’indagato ha sostenuto di essere stato contattato nella notte tra venerdì e sabato da Noemi, la quale gli avrebbe manifestato propositi suicidari mostrandogli una corda e asserendo di aver cercato tutorial online sui nodi; frasi che l’uomo avrebbe liquidato come una provocazione non seria. Preoccupato dal successivo silenzio, il 45enne si sarebbe recato nell’appartamento verso le due di notte rinvenendo il corpo:

«Non ho chiamato la polizia perché mi sentivo in colpa per non aver dato credito alle sue parole sul suicidio. Ma ho telefonato a tutti i familiari senza ottenere risposta, poi mi ha richiamato sua madre e insieme siamo andati nella casa dove c’erano i pompieri al lavoro per il rogo».
— Dichiarazioni rese dall’indagato

La difesa Siragusa: «Il mio assistito è innocente, il rogo è un mistero»

A ribadire l’assoluta estraneità ai fatti del 45enne è il suo legale, l’avvocato Ivan Siragusa:

«Il mio assistito è indagato in quanto identificato come la persona che ha avuto gli ultimi contatti con la deceduta. Sin dall’inizio si è mostrato collaborativo, fornendo ogni notizia dettagliata e consegnando spontaneamente i dispositivi. Ha persino sollecitato l’acquisizione delle registrazioni di videosorveglianza della zona. Il mio cliente si professa assolutamente innocente ed è profondamente addolorato: Noemi era un’amica che lui ha sostenuto in momenti di fragilità. L’elemento del tutto oscuro rimane l’incendio: l’indagato ribadisce che, quando ha trovato il corpo alle due di notte, all’interno dei locali non vi erano fumo, scintille o fiamme».
— Avv. Ivan Siragusa, difensore dell’indagato

Gli esami istologici e tossicologici dell’autopsia, unitamente alla perizia informatica sui dispositivi sequestrati e ai rilievi specialistici dei Vigili del Fuoco sulle cause d’innesco delle fiamme, saranno decisivi per fare luce su quello che resta uno dei casi di cronaca più complessi e dolorosi del territorio jonico.

PubblicitàPubblicità

Leggi anche

Commenti

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *